Comunicare significa mettere in relazione la personalità di più soggetti agenti, promuovere nel ricevente un principio di attività correlata al contenuto del processo di comunicazione che è stato avviato da una fonte.

In questo senso, costituisce comunicazione ogni trasmissione di messaggio da un emittente ad un ricevente e la reazione di questi al messaggio.

L'interazione sociale dei gruppi umani è soprattutto un processo di comunicazione, che di norma avviene attraverso il discorso articolato o linguaggio.

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I tre paragrafi che avete appena letto sono i pilastri di quel particolare settore di ricerca che è la Sociologia della comunicazione. Benché abbia avuto la fortuna di approfondire ed amare - per studio, per lavoro o per passione personale - diversi aspetti di scienze, tecniche, metodologie, logiche del pensiero e dell'azione umana, la Sociologia della comunicazione è senz'altro la materia che preferisco e che sento più "mia". La scelta di dedicargli una sezione a sé stante del mio sito mi è parsa quindi del tutto naturale.

Approfondendo le linee generali della Sociologia e poi quelle più particolari della Sociologia della comunicazione si ha modo di apprendere concetti e significati che vengono per lo più ignorati a livello cosciente dai singoli soggetti nonostante costituiscano gli strumenti che usiamo più frequentemente di ogni altro per relazionarci con noi stessi, con il mondo esterno e con il consesso dei nostri simili. In altre parole, per vivere.

In questa sezione, dunque, cercherò di addentrarmi in un campo di ricerca - quello della comunicazione, appunto - che insieme mi appassiona e mi appartiene, accompagnando chi lo volesse nello studio di una disciplina - la Sociologia della comunicazione - che, se meglio conosciuta, ci eviterebbe spesso molti problemi. Dai nostri, piccoli, quotidiani, a quelli su più larga scala dell'umanità.

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Una volta - mi auguro! - spiegati i princìpi fondamentali della Sociologia e della Teoria e tecnica delle comunicazioni, mi dedicherò in particolare al pensiero del mio sociologo preferito, Erving Goffman, il padre del situazionismo e uno dei principali rappresentanti della scuola ermeneutica.

Credo che Goffman riesca a spiegare meglio di chiunque altro come la comunicazione non sia semplicemente la somma dei suoi aspetti strutturali (che sono la sintassi, la semantica e la pragmatica) ma disegni un processo in continua ridefinizione in cui i significati mediati dalle valenze interpersonali entrano in contatto con l'universo simbolico collettivo. Partendo dall'apparentemente semplice metafora della rappresentazione teatrale, Goffman ci spiega come, in ogni singola comunicazione interindividuale, si esplichi la funzione formativa del sapere, delle coscienze, dei comportamenti che contraddistinguono l'uomo all'interno dei diversi gruppi sociali e questi nel più ampio continuum dell'universo dei simboli e dei significati.

martedì 14 febbraio 2012

Se non ci si diverte, non ci si può commuovere. Le persone del pubblico alla fine si commuovono. Non perché sia Dante a commuovere, ma perché si va a toccare, dentro di noi, una parte della quale nessuno si preoccupa mai, dove ogni passo rimbomba. L'anima ha bisogno di essere nutrita come il corpo. Quando mangi scegli le cose migliori, no? E invece alla nostra anima viene data tutta spazzatura, continuamente. (Roberto Benigni)

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